Rosita Garibaldi: due sepolcri(?) divisi da un oceano
“… un sasso / che distingua le mie dall’infinite / ossa che in terra e mar semina morte…” [Ugo Foscolo, Dei sepolcri, Brescia, 1807]
È un pensiero che, sin da giovane, complice probabilmente il distacco dagli affetti e una vita avventurosa, a tratti spregiudicata, ricorre spesso in Garibaldi: il leone della libertà che, in mare o sul campo di battaglia, sfidava con sprezzo e allegra incoscienza la morte, aveva orrore che i suoi resti mortali potessero essere dispersi e la memoria sottratta al ricordo dei vivi.