Nel percorso di un libro, arriva, prima o poi, il momento in cui bisogna smettere di scriverlo.
Prima, però, c’è tutto quello che non si vede: ci sono mesi, talvolta anni, di ricerche, letture, appunti, confronti; c’è la polvere degli archivi consultati e l’odore della muffa; ci sono i libri inseguiti, i documenti ritrovati quasi per caso e quelli che invece (ancora) mancano; ci sono viaggi compiuti per vedere un luogo, capire una distanza, immaginare meglio una scena.
Ci sono soprattutto i dubbi.
Quelli sulle fonti, sulle interpretazioni, sulle parole scelte. Quelli che costringono a tornare indietro, a verificare una data, a riscrivere una pagina che sembrava già scritta. E ci sono gli errori, inevitabili, che si scoprono strada facendo e che qualche volta cambiano il percorso narrativo.
Solo così, il manoscritto diventa una bozza. E la bozza ne genera un’altra. E un’altra ancora…
Comincia allora una forma diversa di fatica: quella delle riletture. Le frasi vengono passate al setaccio, una dopo l’altra; le parole pesate. Si spostano virgole, si eliminano ripetizioni, si cambia una parola per poi rimetterla com’era. Poi ci sono le note, i nomi, le date. E ogni correzione sembra indicarne un’altra.
Finché arriva l’ultima bozza.
Ogni pagina restituisce dubbi che sembravano ormai risolti: una frase è troppo lunga; un concetto confuso; una virgola può diventare una questione sorprendentemente seria.
Il pensiero ricorrente che accompagna l’ultima lettura è quello di dover ricominciare da capo, di dover riscrivere tutto. Dal principio. E, in fondo, un libro potrebbe essere corretto all’infinito: ci sarebbe sempre qualcosa da limare, una fonte da aggiungere, una sfumatura da precisare; o forse si può anche giungere a conclusioni diverse.
Chissà!
Ma a un certo punto bisogna pur fermarsi.
Il visto si stampi, a dispetto della sua forma tonda e retorica, è proprio questo: non è la certezza che il libro sia perfetto; è, piuttosto, la decisione di lasciarlo andare, conservando i dubbi che pure si nutrono.
E allora, visto, si stampi! O forse, cosa fatta, capo ha.