Visto si stampi

Visto, si stampi

Nel percorso di un libro, arriva, prima o poi, il momento in cui bisogna smettere di scriverlo.

Prima, però, c’è tutto quello che non si vede: ci sono mesi, talvolta anni, di ricerche, letture, appunti, confronti; c’è la polvere degli archivi consultati e l’odore della muffa; ci sono i libri inseguiti, i documenti ritrovati quasi per caso e quelli che invece (ancora) mancano; ci sono viaggi compiuti per vedere un luogo, capire una distanza, immaginare meglio una scena.

Ci sono soprattutto i dubbi.

Quelli sulle fonti, sulle interpretazioni, sulle parole scelte. Quelli che costringono a tornare indietro, a verificare una data, a riscrivere una pagina che sembrava già scritta. E ci sono gli errori, inevitabili, che si scoprono strada facendo e che qualche volta cambiano il percorso narrativo.

Solo così, il manoscritto diventa una bozza. E la bozza ne genera un’altra. E un’altra ancora…

Comincia allora una forma diversa di fatica: quella delle riletture. Le frasi vengono passate al setaccio, una dopo l’altra; le parole pesate. Si spostano virgole, si eliminano ripetizioni, si cambia una parola per poi rimetterla com’era. Poi ci sono le note, i nomi, le date. E ogni correzione sembra indicarne un’altra.

Finché arriva l’ultima bozza.

Ogni pagina restituisce dubbi che sembravano ormai risolti: una frase è troppo lunga; un concetto confuso; una virgola può diventare una questione sorprendentemente seria.

Il pensiero ricorrente che accompagna l’ultima lettura è quello di dover ricominciare da capo, di dover riscrivere tutto. Dal principio. E, in fondo, un libro potrebbe essere corretto all’infinito: ci sarebbe sempre qualcosa da limare, una fonte da aggiungere, una sfumatura da precisare; o forse si può anche giungere a conclusioni diverse.

Chissà!

Ma a un certo punto bisogna pur fermarsi.

Il visto si stampi, a dispetto della sua forma tonda e retorica, è proprio questo: non è la certezza che il libro sia perfetto; è, piuttosto, la decisione di lasciarlo andare, conservando i dubbi che pure si nutrono.

E allora, visto, si stampi! O forse, cosa fatta, capo ha.

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Paolo De Nardo

Paolo De Nardo é Direttore General Counsel della Luiss Guido Carli; studioso appassionato, vorace e poliedrico; storico per passione. Il suo impegno più importante resta quello familiare: è il papà di Giuseppe e il marito di Julia.