Questa sera, tornando a casa, senza volerlo ho intercettato uno sprazzo di conversazione. Una bimba dall’aria intelligente, di non più di cinque anni, stava spiegando alla madre, accompagnata da un grosso cane di razza, che sarebbe stato più economico acquistare una calza e riempirla di dolci, piuttosto che comprarne una già pronta che “non costa meno di venti euro” e consente – aggiungeva indifferente – di essere maggiormente riempita. Erano tutte e due vestite con abiti di marca e la madre ascoltava compiaciuta un ragionamento che non fa una grinza, soprattutto di questi tempi.
Un bell’esempio, quindi, di fronte alla società dei consumi?
Non lo so!
A cinque anni io e i miei coetanei non avevamo il senso del valore dei soldi, non vestivamo “firmati” da capo a piedi e, soprattutto, credevamo alla befana.
Era lo stile di vita dei nostri tempi che poi non sono così lontani. Ma se ci fosse toccata una scelta tra gli abiti di marca e le favole, avrei preferito senz’altro queste ultime: per essere pragmatici e rinunciare alla felicità del mito e della fantasia c’è tutta una vita!